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Feb 0819

Saluti dal vostro blogger...

Pubblicato da Enrico Straffi alle 12:36 in Attualità


Cari blogolettori e blogoguardoni (che credo siano molti visto la differenza di rating tra le notizie serie e quelle comprendenti nudità) vi saluto. Ci incontreremo sicuramente in qualche altro luogo del cyberspazio.

Se comunque avete qualche domanda da fare sull'America Latina con "mucho gusto" vi risponderò all'indirizzo akbal1975@yahoo.it. Dal vostro ex-blogger un "HASTA PRONTO".

 

Venticinque autorevoli parlamentari statunitensi, in maggioranza del Partito repubblicano di quel paese, ma anche del Partito democratico, hanno chiesto l'inserimento del Venezuela nella lista degli stati terroristi. Ogni coincidenza con il contenzioso con la Exxon-Mobil, del quale abbiamo dato conto qui, non è casuale. Ma c'è anche altro.

di Gennaro Carotenuto

Dall'11 settembre 2001 in avanti, una delle pratiche sinistre della "guerra al terrorismo" è stata quella della lista nera delle organizzazioni e paesi considerati terroristi dal governo Bush. La lista, lungi dal raggiungere successi contro alcuno dei soggetti inclusi, ma producendo guasti come la spaccatura in due e la ghettizzazione della Autorità nazionale palestinese, si è rivelata essere un del tutto arbitrario elenco dei nemici personali di George Bush, dell'ideologia neoconservatrice e delle lobby che la supportano. Lo testimonia l'inserimento nella lista nera dei terroristi dei movimenti indigeni latinoamericani che da solo squalifica l'intera pretesa di classificare il mondo tra buoni e cattivi. E' evidente che il terrorismo esista e vada combattuto, ma l'arbitrarietà con la quale il governo degli Stati Uniti stabilisce chi è e chi non è "terrorista", fa a cazzotti con un secolo di diritto internazionale, soprattutto quando vi include soggetti che, lungi dal prendere le armi in maniera legittima o illegittima, vuole criminalizzare chiunque non si identifica con il pensiero unico. Il problema di cosa sia terrorista è tutto meno che banale. Il diritto internazionale cristallinamente garantisce il diritto all' insorgenza contro forze nemiche occupanti, quindi in Iraq, Afghanistan, Cecenia o a Gaza e in Cisgiordania. Oppure stabilisce che, ove si ravvengano determinate condizioni, come il controllo di territorio (è il caso delle FARC colombiane), deve essere riconosciuta la belligeranza di chi quel territorio controlla. Allo stesso modo però esiste una sottile linea per la quale è difficile non considerare pratiche terroristiche azioni come l'uso di autobombe o kamikaze contro civili, o il sequestro di persona. Bush di tutto ciò mussolinianamente "se ne frega". E quindi per esempio include nella sua lista i movimenti indigeni e contadini dell'America latina. E' evidente che movimenti indigeni come quello boliviano, che hanno rovesciato governi come quello di un fervente amico di George Bush come Gonzalo Sánchez de Losada (oggi rifugiato a Miami ma incriminato in patria per genocidio) sulla strampalata pretesa che l'acqua non è una merce ma un bene comune, terrorizzino il mondo delle multinazionali. Ma non è detto che tutto quello che terrorizza le multinazionali sia terrorismo. Adesso, con la richiesta dell'inserimento del Venezuela nella lista degli stati terroristi, si fa un passo avanti, direttamente collegato ai due più grossi contenziosi aperti tra governi integrazionisti latinoamericani e sistema statunitense: l'energia e la Colombia. Non sorprende allora il sillogismo dato a motivazione del considerare il governo venezuelano come terrorista: "se noi consideriamo le FARC colombiane come organizzazione terrorista e Chávez invece chiede di considerare le FARC come belligeranti, allora anche Chávez è terrorista". Che è come dire che il diritto internazionale e perfino la convenzione di Ginevra vadano considerati terroristi! Ed è come dire che anche la politica, quando non coincide con l'oggettivazione della volontà degli Stati Uniti d'America, sia terrorista. Giova ricordare che Hugo Chávez, pur condannando duramente la pratica del sequestro, ha chiesto il riconoscimento delle FARC sulla base di quanto specificano le convenzioni internazionali in merito, e nella valutazione politica che il riconoscimento della belligeranza delle FARC e dell'esistenza di un conflitto interno può favorire la prospettiva di un processo di pace.  Processo di pace perseguito da Chávez in prima persona insieme a tutti i governi integrazionisti della regione, tra i quali spiccano il Brasile di Lula e l'Argentina di Cristina Fernández. Processo di pace al quale invece sono rigidamente contrari il regime colombiano di Álvaro Uribe, il governo spagnolo e ovviamente quello statunitense, sulla base del presupposto che l'unica soluzione al conflitto sia l'escalation militare. Come la pensino i familiari dei sequestrati in Colombia è noto, ma solo agli addetti ai lavori. In questi giorni è in Italia Yolanda Pulecio de Betancourt, madre di Ingrid Betancourt, che sostiene il processo di pace, lo scambio umanitario e considera indispensabile il ruolo di Hugo Chávez. Ma è da escludere che la signora Pulecio abbia l'opportunità di dirlo ed essere intervistata dal TG1 di Gianni Riotta. La provocazione dell'inserimento del Venezuela nella lista dei paesi terroristi è grave e pretestuosa ma prospererà. Evidenzia che gli Stati Uniti vogliono un'ulteriore escalation contro i governi integrazionisti latinoamericani e nuovi attacchi alla sovranità venezuelana, come testimonia il caso Exxon. L'inserimento nella lista nera comporterebbe l'unilateralità di gravi sanzioni contro il Venezuela, il congelamento dei beni e degli interessi venezuelani negli Stati Uniti, e la "proibizione" a un centinaio di paesi satelliti degli Stati Uniti di mantenere relazioni economiche con Caracas. La risposta di Hugo Chávez è stata fulminante quanto scomoda. Parlando ad una delegazione di scienziati argentini ha ricordato le guerre, i crimini, il terrorismo di stato e le violazioni dei diritti umani di George Bush e ha consigliato al presidente statunitense di inserire il governo degli Stati Uniti al primo posto della sua lista degli stati canaglia. C'è da giurarci che, per la grande stampa, il provocatore sia sempre e solo il negraccio dell'Orinoco.

Fonte: gennarocarotenuto

Feb 0818

Multata Paulina Rubio per aver offeso la bandiera

Pubblicato da Enrico Straffi alle 19:23 in Messico


Foto: Paulina Rubio avvolta nella bandiera messicana.

In Messico il nazionalismo è ancora molto forte tanto che  i suoi simboli sono ancora considerati avere un valore che non può essere in nessun caso sminuito. L'ultima persona a far le spese di questo sentimento è stata la cantante messicana Paulina Rubio alla quale  è stata inflitta dalla Segob ("Segretaria de Gobernación", un organo dello stato Messicano) una multa pari a 250 volte il salario minimo ( pari a un totale di 53mila pesos) per aver utilizzato in maniera sconveniente e irrispettosa la bandiera. La cantante infatti l'anno passato è apparsa nella copertina della rivista spagnola "Cosmopolitan" con il proprio corpo nudo coperto solo dalla bandiera Messicana. La Segob ha quindi deciso di aprire un procedimento amministrativo nei suoi confronti per non aver rispettato l'articolo 32 della Legge  sullo Scudo, la Bandiera e l'Inno Nazionale. La cantante aveva comunque già chiesto scusa " a chi si fosse sentito offeso" già lo scorso ottobre ( appena uscite le foto) aggiungendo "la bandiera messicana è la unica che ho, è la mia identità, il mio simbolo".

Fonte: eluniversal

Feb 0811

Scandalo durante il carnevale di Rio de Janeiro

Pubblicato da Enrico Straffi alle 21:42 in Brasile


Foto: Vivianne Castro.

Durante l'ultimo carnevale, il pubblico del sambodromo di Rio de Janeiro è stato allietato dallo spettacolo inatteso offerto dalla venticinquenne fotomodella Viviane Castro, la quale ha sfilato praticamente nuda. La modella,  madrina della ''batteria'' (percussioni) della scuola di samba Sao Clemente, interpretando liberamente la ferrea proibizione che impedisce il nudo integrale durante le sfilate del Carnevale ha infatti indossato per rispettare almeno formalmente la regola un microscopico copri sesso, "di quattro centimetri" (come ha poi sottolineato). Peccato che il suo spirito non sia stato compreso dagli organizzatori che proprio per questo suo azzardo l'hanno squalificata insieme con la sua squadra di samba.

Fonti: quotidianonet, vcorner

Feb 08 7

Caso Carovana della Morte: Le dimissioni "volontarie" del generale Santelices

Pubblicato da Enrico Straffi alle 15:09 in Cile


Foto: Gonzalo Santelices.

Il 2 di febbraio, dopo essere stato coinvolto nelle indagini relative all'inchiesta aperta sulla "Carovana della Morte" ( per cui verrà ascoltato di nuovo in marzo per essere o no rinviato a giudizio) il generale di divisione dell'esercito cileno Gonzalo Santelices ha finalmente annunciato le proprie dimissioni. Queste ultime sono state fortemente caldeggiate dal governo soprattutto dopo la pubblicazione di parti di una sua deposizione compiuta nel 2002 di fronte a dei giudici nel quale Santelices ammetteva di aver prelevato tra la notte del 18 e la mattina del 19 ottobre 1973,  dal carcere di Antofagasta, trasportato con un camion, e consegnato ai propri superiori (che poi li avrebbero fucilati) alla Quebrada del Way, 14 prigionieri politici. Durante l'ufficializzazione delle dimissioni si è però constatato come i militari ancora non abbiamo alcuna voglia di far i conti con il proprio passato pieno di violenza e di soprusi insensati. Infatti il generale Oscar Izurieta, capo dell'esercito, ha prima definito quello di Santelices un "ritiro volontario" e un gesto "d'onore", e poi lo ha indirettamente lodato dichiarando che accetterà le sue dimissioni  malgrado che  fino ad oggi non vi sia stata nessuna sentenza di tribunale che lo abbia riconosciuto avere responsabilità penali per le sue dichiarazioni. Bisogna infatti comunque ricordare come è la prima volta, dalla fine della dittatura, che un ufficiale dell'esercito in servizio, lascia il proprio corpo prima di una sentenza definitiva. Santelices avrà forse finalmente sviluppato una coscienza?

Fonti: elamaule, misna.

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